
Da oltre venticinque anni Fiona Lawrenson Design costruisce un linguaggio progettuale che mette in relazione architettura, paesaggio e interior design. Prima garden designer – disciplina nella quale ha ottenuto tre medaglie d’oro al prestigioso RHS Chelsea Flower Show e due premi internazionali – poi interior designer formata alla celebre Inchbald School of Design, Fiona Lawrenson ha sviluppato un approccio molto personale, basato sulla continuità visiva e materica tra casa e natura.

Nei suoi progetti, dettagli architettonici, texture, colori e proporzioni dialogano sempre tra interno ed esterno con grande equilibrio, senza mai perdere il senso concreto dell’abitare quotidiano. Un metodo affinato anche grazie alla lunga esperienza nella gestione diretta dei cantieri e nella collaborazione con architetti, artigiani e project manager, con l’obiettivo di garantire risultati coerenti e altamente curati in ogni fase del progetto.
In questa intervista ci racconta il suo stile, il rapporto tra paesaggio e interni e il modo in cui una cucina professionale Abimis trova spazio all’interno delle case che progetta.
Come definiresti il tuo stile?
Il mio stile è classico inglese, con un tocco contemporaneo. Mi occupo principalmente di case di campagna nel Regno Unito e ogni progetto è diverso, perché ogni casa e ogni cliente portano con sé esigenze, desideri e modi di vivere unici.

Hai progettato case molto diverse tra loro. E la tua?
La mia casa è un’antica fattoria restaurata, con edifici originari che risalgono al 1680, che ho completamente integrato nel progetto. Si trova nel cuore della campagna del West Sussex, a metà strada tra Londra e la costa sud.
Gli ambienti sono molto ampi, con soffitti alti, e li ho organizzati per rispondere alle esigenze della vita contemporanea, senza perdere il carattere originario. Ho utilizzato reinterpretazioni moderne di elementi tradizionali: finestre con telai in acciaio, rivestimenti esterni in legno bruciato, pavimenti in cemento lucidato. Il risultato, spero, restituisce l’atmosfera originale, con un accento contemporaneo.
Che rapporto hai con la cucina? E com’è la tua?
La cucina è il cuore della casa: è il luogo dove si prepara il cibo, ma anche dove si parla, si condividono le giornate, si sta insieme.
Nella mia casa abbiamo una grande cucina open space con zona pranzo e camino. Ogni sera è il momento in cui ci ritroviamo, ci rilassiamo e magari beviamo un bicchiere di vino prima di cena.
Come traduci le richieste dei clienti in scelte progettuali concrete?
Per essere un buon designer bisogna saper ascoltare, anche ciò che il cliente non dice. Osservare come vive la casa, capire le sue abitudini, persino il modo in cui si veste. Anche sapere cosa ama cucinare è importante: influisce sulla scelta degli elettrodomestici e sulle superfici di lavoro.
Mi piace conoscere a fondo lo spazio, tornarci più volte, osservare come entra la luce naturale e come ci si muove negli ambienti. Solo quando ho compreso davvero la casa e chi la abita, inizio a disegnare.

Dal tuo punto di vista, è cambiato il ruolo della cucina?
Molto. Negli ultimi trent’anni la cucina è diventata uno spazio molto più complesso. Non è più solo il luogo dove si prepara il cibo: è dove si cucina, si mangia, si lavora, si riceve.
Sempre più spesso i miei clienti chiedono anche uno spazio per lavorare. Oggi la cucina deve essere realmente multifunzionale.
Quali elementi consideri essenziali nel progetto di una cucina?
Il modo in cui ci si muove nello spazio è fondamentale. Quando progetto, immagino situazioni concrete: preparare una colazione veloce o un pranzo per tutta la famiglia. Questo mi aiuta a definire distanze e relazioni tra gli elementi.
E poi ho una piccola ossessione: non amo vedere gli elettrodomestici a vista. Cerco sempre soluzioni per integrarli e renderli meno invasivi.

Nel progetto del cottage, quali erano le esigenze del cliente?
Mi è stata richiesta una cucina in acciaio inox, abbastanza semplice da usare per la madre del cliente, ma allo stesso tempo adatta a uno chef professionista, capace di entrare e preparare una cena per 15 persone. Ho optato per la cucina Ego di Abimis.

Ci racconti il progetto nel dettaglio?
La cucina si trova in un ex edificio adibito a stalle. Lo spazio non è grande, quindi è stato necessario lavorare con grande attenzione.
Il cliente aveva richieste molto precise: un forno più grande, una griglia teriyaki, rubinetti con acqua calda istantanea. Inoltre, le cappe dovevano essere molto efficaci ma anche estremamente silenziose, perché sopra la cucina ci sono le camere da letto.
Volevo ottenere un’estetica pulita e ordinata, ma con prestazioni elevate quando necessario.

Perché la scelta dell’acciaio inox in una casa di campagna?
Le linee curve e pulite erano fondamentali. Ho scelto una configurazione con penisola, che aumenta la superficie di lavoro e permette di integrare e nascondere gli elettrodomestici. Inoltre, è posizionata vicino alla porta della sala da pranzo, facilitando il servizio.

L’acciaio è stata una scelta naturale: il cliente desiderava una cucina professionale e io amo il dialogo tra design classico e contemporaneo.
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Come hai scoperto Abimis?
Non riuscivo a trovare nel Regno Unito cucine in acciaio inox che unissero qualità professionale e design. Quelle disponibili erano funzionali, ma prive di stile.
Così ho guardato all’Italia — e ho trovato esattamente quello che cercavo nel modello Ego di Abimis.
Quali sono, secondo te, i punti di forza del brand?
Oltre al design, la vera forza di Abimis è la profonda conoscenza del funzionamento della cucina. Nasce nel mondo professionale, realizzando cucine per hotel di altissimo livello e persino per superyacht. Questo si traduce in una cura del dettaglio e in una precisione che si percepiscono subito.

Cosa la distingue dagli altri brand di fascia alta?
La costruzione è straordinaria. Le cucine sono realizzate con strutture saldate, solide, dove ogni dettaglio è studiato. I materiali sono eccellenti e le finiture impediscono l’accumulo di sporco o residui. È un sapere che deriva direttamente dall’esperienza nel settore professionale.
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Inserire un brand italiano in un progetto così legato alla tradizione inglese è stata una scelta di contrasto o di armonia?
All’inizio ero un po’ dubbiosa sull’uso dell’acciaio, ma quando ho visto le linee, le finiture e la qualità tattile del materiale, tutto è diventato chiaro.
L’acciaio ha una morbidezza quasi setosa, elegante. Con il colore caldo dell’intonaco naturale delle pareti, si crea una riflessione luminosa che scalda l’ambiente.
Ho poi introdotto altri metalli, come rame e ottone, insieme a un’illuminazione calda, per rendere lo spazio più leggero e accogliente.

Se dovessi definire Abimis in tre parole?
Elegante, professionale, creativa.
Per maggiori informazioni su Fiona Lawrenson, visita il suo sito web